Atlante Mobile del paesaggio che cambia
Mobilni atlas spreminjajoče se pokrajineDOCUMENTARE IL CAMBIAMENTO | COSTRUIRE MEMORIA | PREPARARE IL FUTURO
BELEŽENJE SPREMEMB | OBLIKOVANJE SPOMINA | SOOČANJE S PRIHODNOSTJO
Projekt društva QuiAltrove APS, ki je nastal v sodelovanju z dokumentarno fotografinjo in vizualno raziskovalko Alice Zorzin
01 La ricerca / Raziskava
OSSERVARE I LUOGHI. ASCOLTARE IL CAMBIAMENTO
/ Opazovanje krajev. Prisluškovanje spremembam
“Atlante mobile del paesaggio che cambia” nasce da queste domande e attraversa tre territori del Friuli-Venezia Giulia, osservando altrettante dinamiche, legate agli effetti del cambiamento climatico, che ne stanno modificando gli equilibri. La diffusione del bostrico tipografo nelle aree montane dell’Alta Carnia e della Val Canale, l’aumento del rischio di incendi sull’Altopiano Carsico e l’innalzamento del livello del mare nelle aree lagunari e costiere del monfalconese e del gradese.
Si tratta di fenomeni già presenti e radicati in questi territori, che si manifestano con intensità e tempi diversi: alcuni si ripresentano con frequenza crescente, altri avanzano lentamente, in modo quasi impercettibile a uno sguardo non esperto, ma tutti destinati a intensificarsi nel tempo, aumentando la vulnerabilità di questi territori e delle comunità che li abitano.
Il progetto guarda a questi territori non come semplici spazi naturali, ma come paesaggi culturali, risultato dell’intreccio profondo tra ambiente e presenza umana. Sono luoghi che le persone abitano, attraversano, in cui lavorano e vivono quotidianamente. Luoghi familiari, ai quali si legano nel tempo attraverso esperienze, relazioni, memorie e tradizioni. Per questo, quando un bosco si trasforma, il fuoco modifica un versante o l’acqua avanza, non cambia soltanto la natura ma cambiano anche i luoghi della vita quotidiana e il rapporto che le persone hanno costruito con essi.
È da questo intreccio che prende forma il lavoro di Alice Zorzin, fotografa e ricercatrice visuale, che ha seguito i tre casi attraverso lo studio e l’osservazione dei luoghi e delle loro trasformazioni, una presenza prolungata nei territori coinvolti e l’incontro con le persone che li abitano e vi lavorano.
Iz teh vprašanj izhaja “Mobilni atlas spreminjajoče se pokrajine”. Projekt obravnava tri različna okolja Furlanije – Julijske krajine in opazuje tri dinamike, povezane z učinki podnebnih sprememb, ki rušijo tamkajšnja ravnovesja: širjenje smrekovega lubadarja v gorskih predelih Karnije in Kanalske doline, večjo požarno ogroženost na Krasu ter dvigovanje morske gladine na lagunskih in obalnih območjih Tržiča in Gradeža.
Čeprav so ti pojavi na omenjenih območjih že prisotni in zakoreninjeni, se vendar izražajo z različno intenzivnostjo in v drugačnih časovnih okvirih. Nekateri se ponavljajo vse pogosteje, drugi napredujejo počasi – laičnemu očesu skorajda neopazno – vsem pa je skupno to, da se sčasoma stopnjujejo. S tem se povečuje ranljivost pokrajine in skupnosti, ki v njej živijo.
Projekt teh območij ne obravnava kot zgolj naravnih prostorov, temveč kot kulturne pokrajine, nastale iz globoke prepletenosti med okoljem in človekovo prisotnostjo. To so kraji, kjer ljudje prebivajo, skozi katere se gibljejo, v njih delajo in preživljajo svoj vsakdan. Domači kraji, s katerimi se skozi čas povezujejo prek izkušenj, odnosov, spominov in tradicij. Zato se takrat, ko se gozd spremeni, ko ogenj preobrazi pobočje ali ko voda napreduje, ne spremeni le narava, temveč se preoblikujejo tudi prostori vsakdanjega življenja in vezi, ki so jih ljudje stkali z njimi.
Iz tega prepleta izhaja delo fotografinje in vizualne raziskovalke Alice Zorzin. Tri izbrane primere je preučevala in opazovala skozi dolgotrajno prisotnost na terenu ter skozi srečanja z ljudmi, ki v teh krajih živijo in delajo.
Timeline e sviluppo del progetto / Časovnica in razvoj projekta
OSSERVAZIONE E MAPPATURA
Gli effetti del cambiamento climatico sul paesaggio.
OPAZOVANJE IN KARTIRANJE učinkov podnebnih sprememb v pokrajini
ASCOLTO E COINVOLGIMENTO
Raccolta di memorie e testimonianze delle comunità.
POSLUŠANJE IN VKLJUČEVANJE skupnosti: zbiranje spominov in pričevanj
ANALISI E COSTRUZIONE
L’Atlante Mobile visivo delle aree mutate.
ANALIZA IN ZASNOVA vizualnega Mobilnega atlasa preobraženih območij
PRODUZIONE
Produzione artistica e culturale, documentazione di progetto
Kulturno-umetniška PRODUKCIJA, dokumentiranje projekta
RESTITUZIONE PUBBLICA
L’Atlante Mobile in mostra e il coinvolgimento delle comunità.
JAVNA PREDSTAVITEV z vključevanjem skupnosti: razstava Mobilnega atlasa
DIVULGAZIONE E DIFFUSIONE
Nuovi codici narrativi per raccontare il rischio climatico.
OBVEŠČANJE IN RAZŠIRJANJE: novi pripovedni pristopi k obravnavi podnebnih sprememb
IL BOSCO / Gozd
Alta Carnia e Val Canale. Il paesaggio forestale e le trasformazioni legate al bostrico.
Zgornja Karnija in Kanalska dolina. Gozdna pokrajina in njena preobrazba zaradi širitve lubadarja.
IL CARSO / Kras
Le tracce degli incendi del 2022 e i cambiamenti del territorio.
Sledi požarov iz leta 2022 in preoblikovanje pokrajine.
LA LAGUNA / Laguna
Le aree lagunari e costiere, esposte all’innalzamento del mare.
Lagunska in obalna območja pod vplivom dvigovanja morske gladine.
02 L’atlante/Atlas
Immagini e voci in relazione / Prepletanje slik in glasov
L’atlante raccoglie materiali di natura diversa e li accosta per offrire più punti di osservazione sul paesaggio. La ricerca fotografica incontra l’esperienza delle persone, le tracce del passato e le conoscenze scientifiche. Ne nasce un dispositivo narrativo ed espositivo che invita a leggere insieme ciò che cambia e il rapporto delle comunità con i propri luoghi.
Atlas združuje raznovrstna gradiva in jih povezuje v celoto, ki ponuja večplastne poglede na pokrajino. Fotografsko raziskovanje se prepleta z osebnimi izkušnjami, s sledmi preteklosti in z znanstvenimi spoznanji. Tako nastaja pripovedni in razstavni mehanizem, ki vabi k skupnemu tolmačenju sprememb ter k razmišljanju o odnosu skupnosti do lastnega okolja.
Estratto di un’intervista a A. L. (85 anni) e G. M. (79 anni), due abitanti di Lateis (Sauris), originari del luogo e da sempre frequentatori dei suoi boschi.
Izvleček iz intervjuja z A. L. (85 let) in G. M. (79 let), domačinoma iz kraja Lateis (Sauris/Zahre), ki že od nekdaj zahajata v tamkajšnje gozdove
(si clicca sulla didascali e si apre l’estratto intervista)
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Alice: Vi sembra che il paesaggio sia effettivamente cambiato? Fate fatica a riconoscere i luoghi che prima vi erano familiari, oppure riuscite ancora a riconoscerli come li avete sempre conosciuti?
A. L.: Il posto lo riconosci, perché siamo nati e vissuti sempre qua, si può dire che siamo nati insieme al bosco. Quindi l’occhio non lo perdi, sai dove sei, riconosci i posti. Però non è più come prima, quello no. Lo riconosci perché ci sei sempre stato, perché hai in testa com’era, ma quando lo vedi adesso… è cambiato.
G. M.: Eh, e poi vedi che dove sono caduti gli alberi, dove hanno tagliato quelli del bostrico, viene fuori altra roba. Cresce altra vegetazione, insomma. Piano piano il bosco si sistema, cambia… non è più come prima, vedi che il bosco si trasforma, prende un’altra forma. Diverso da come l’abbiamo sempre visto e conosciuto.
Alice: E di fronte a questi cambiamenti del paesaggio, che cosa provate? Che effetto vi fa, dal punto di vista emotivo, vedere trasformati i boschi che conoscete da sempre e a cui siete legati?
A. L.: Qui non so che cosa rispondere… sinceramente. So solo che tre giorni fa sono andato a vedere il mio bosco, il bosco di famiglia, ce l’abbiamo da sempre… Sono sempre andato lì. Tre giorni fa sono arrivato lì con la macchina, non sono neanche sceso, ho guardato giù un poco e ho detto: “via, via, non voglio vedere”.
G. M.: Eh, fa male al cuore…
Izvleček iz intervjuja z A. C. (26 let) in G. L. (30 let), mladima domačinoma z območja kraja Sauris/Zahre, ki sta poklicno vključena v dejavnosti, povezane z upravljanjem in oskrbo tamkajšnjih gozdov
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Alice: Il bostrico e l’innalzamento delle temperature stanno già trasformando i nostri boschi ma come ve li immaginate tra cinquant’anni?
G. L.: Secondo me cambieranno le specie. L’abete, che adesso c’è dappertutto nei nostri boschi, qui secondo me non ci sarà più. Il bostrico, insieme all’aumento delle temperature e a tutto quello che sta succedendo con il clima, lo sta già mettendo a dura prova.
A. C.: Secondo me l’abete non sparirà del tutto, perché prima o poi troveremo un modo per fermare il bostrico. Però con le temperature che aumentano farà sempre più fatica a stare qui e si sposterà più in alto (di quota) e probabilmente diminuirà anche in proporzione. Quindi per noi sarà sempre più difficile utilizzarlo e ne avremo sempre meno a disposizione. Cambierà tutto il bosco che conosciamo oggi e, insieme al bosco, dovremo cambiare anche noi la nostra prospettiva. Dovremo imparare a conoscere e lavorare con specie diverse e adattarci a un ambiente che non sarà più quello che conosciamo oggi.
Izvleček iz intervjuja z A. P. (40 let) in D. P. (61 let), lastnikoma Kmetije Jakne, ki sta se odločila, da bosta vlagala v kraško pokrajino z obnavljanjem ter vrednotenjem njenih tradicionalnih virov in kmetijskih kultur. Kmetija se ukvarja s čebelarstvom ter s pridelavo ekstra deviškega oljčnega olja in džina. Leta 2022, med požari, ki so prizadeli Kras, je ogenj dosegel zemljišča kmetije in poškodoval 40 stoletnih oljk, ki sta jih po letih dela obudila in znova usposobila za pridelavo.
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Alice: Nel momento in cui il fuoco è arrivato su quegli ulivi, che cosa avete provato vedendo andare in fumo tutto il lavoro e i sacrifici di tanti anni?
D. P.: Eh… difficile da spiegare. È stato veramente triste, terribile. Quando ho visto che le piante stavano prendendo fuoco ho detto: «È meglio andare via da qua». Ha fatto veramente male…
A. P.: Un’impotenza totale. Vedevi le piante che bruciavano davanti agli occhi e non riuscivi a fare niente. Pensavi: «Cavolo, ci ho messo tanto tempo, ho fatto questo, ho fatto quello…». E poi vedere tutto andare così, senza poter fare niente per salvarlo… è stato terribile.
Alice: Dato il possibile incremento degli incendi in questa zona, e la possibilità che si ripresenti quanto vissuto nel 2022 in maniera molto ripetuta e più violenta, è un luogo in cui continuerete ad investire?
D. P.: Si, perché come mi ha detto una volta un signore di Belluno che voleva prendere in affitto un terreno qui vicino «Siamo pazzi!». Sai, noi siamo di qui, siamo molto legati a questo posto, abbiamo fatto tanto per questo posto. Per gli altri siamo pazzi ma continueremo a farlo.
A. P.: Siamo teste dure. Continueremo a farlo. Abbiamo investito tanto in questo territorio e vorremmo continuare a farlo finché sarà possibile… Alla fine questo abbiamo. Non è che abbiamo tante altre cose. Quindi bisogna investire in quello che abbiamo e cercare di portarlo avanti. Sicuramente dovremo adattarci a quello che succederà e prendere delle precauzioni, alcune abbiamo già iniziato a metterle in atto. Però il desiderio c’è, e finché sarà possibile continueremo a farlo.
Izvleček iz intervjuja z G. S. (48 let), E. Z. (53 let) in njunima hčerama A. Z. (16 let) ter A. Z. (13 let), družino, ki živi v Opatjem selu in je bila med požari, ki so prizadeli Kras leta 2022, prisiljena začasno zapustiti svoj dom.
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Alice: Prima degli incendi avevate dei posti preferiti qui intorno? Siete tornati a vederli dopo? Come li avete trovati e cosa avete provato?
G. Z.: C’è un sentiero che conoscevo a memoria, passa dietro casa nostra e arriva fino a Hudi Log, un paese qui vicino. Ai tempi andavo spesso a correre, quindi lo percorrevo continuamente. Un mese dopo gli incendi ho trovato il coraggio di andare a vedere cosa ne fosse rimasto. Ho fatto circa 300-350 metri e poi, dietro una curva, non c’era più niente. Mi ricordo che mi sono fermata in piedi in mezzo al sentiero e mi sono messa a piangere, perché non riconoscevo più il posto. Adesso è tutto ricresciuto, però rivederlo mi lascia sempre un po’ di tristezza.
A. Z.: Già prima degli incendi giravo poco nei boschi, perché non mi piace camminare, ma adesso ci vado ancora meno. Per i pericoli che secondo me ci sono, ma anche perché non voglio vedere com’è diventato un posto dove andavo sempre quando ero più piccola: la Dolina degli Gnomi. Era molto bella, piena di erbette e di cose belle. Adesso non voglio vedere come è cambiata.
Alice: Il fatto che incendi come quello che avete vissuto potrebbero diventare più frequenti in futuro, come vi fa sentire?
A. Z. (16 anni): A me fa paura. Non vorrei mai viverlo di nuovo, è stato brutto e non lo auguro a nessuno. Il fatto che possa succedere più spesso vuol dire che molte più persone potrebbero essere in pericolo. E questo mi dà fastidio, anche perché mi sembra che nessuno, o comunque in pochi, stiano pensando concretamente al fatto che potrebbe succedere sempre più spesso. A nessuno interessa, ed è frustrante.
G. S.: Anche a me dà fastidio ma, parlando pragmaticamente, secondo me ci dobbiamo un po’ rassegnare all’idea che comunque succederà più frequentemente. Se non riusciamo a evitare che gli incendi ci siano, almeno dobbiamo essere preparati ad affrontarli subito, così possiamo bloccarli sul nascere e limitare i danni. Da questo punto di vista, vedo che qui in Slovenia si sta facendo molto, quindi sono abbastanza tranquilla.
E. Z.: Provo quella rabbia e quella frustrazione di cui ti parlavo prima: l’idea che devi aspettare di vivere una tragedia davanti a casa per renderti conto di quello che succede, e poi vedere che viene dimenticata subito, mi dà fastidio. Però ho fiducia nelle nuove generazioni. Vedo in loro più sensibilità verso questi temi e quindi spero che riescano a fare di più.
Izvleček iz intervjuja z L. S. (29 let), raziskovalcem in tehnikom za ohranjanje okolja, ki podrobno preučuje slana barjanska tla in lagunsko okolje.
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Alice: Come pensi potrebbe presentarsi la laguna che vedremo tra qualche decennio? Cosa temi di non trovare più?
L. S.: Ho paura che la laguna perda la sua varietà e diventi sempre più uniforme e povera. O, peggio ancora, che il mare continui a salire, arrivando fino agli argini dei campi o anche oltre. In questo modo gli ambienti potrebbero finire per schiacciarsi contro gli argini, fino a sparire. Rischieremmo così di perdere interi ambienti lagunari e, con loro, tante specie e una parte importante della biodiversità. Mi fa proprio paura l’idea di trovare il silenzio degli uccelli e l’acqua vuota di pesci, di ritrovarmi davanti a una landa tutta uguale e molto più povera di quella che conosciamo oggi. E poi c’è anche il rischio che le persone che vivono qui siano costrette ad andarsene, perché potrebbe diventare sempre più difficile vivere in questi luoghi.
Izvleček iz intervjuja z A. R. (66 let), varuhom in naravovarstvenikom v Naravnem rezervatu Valle Cavanata.
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Alice: Lavorando qui da tanti anni e conoscendo bene questo ambiente, provi preoccupazione e paura per quello che sta succedendo e che potrebbe succedere in futuro?
A. R.: Sì, mi preoccupa molto e provo anche tanto dispiacere. Negli ultimi anni lavorare in condizioni di così forte stress per diversi habitat non è piacevole, crea disagio. Lo vediamo anche qui, concretamente. La costa sta arretrando, la spiaggia piano piano sta scomparendo e l’acqua si avvicina sempre di più ai boschi che separano la spiaggia dall’entroterra. Se l’acqua salata dovesse continuare ad avanzare, potrebbe danneggiare questi boschi e arrivare anche a distruggere interi ecosistemi. E, guardando al futuro, sicuramente non ci aspettano cose belle. Però sento che c’è ancora tanto da fare qui, per cercare di proteggere e conservare questi habitat il più possibile.
Materiali d’archivio / Arhivsko gradivo
Documenti e immagini del passato in dialogo con il paesaggio contemporaneo.
Dokumenti in slike iz preteklosti stopajo v živ dialog s sodobno pokrajino.
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Foto proveniente da Archivio Centro Etnografico di Sauris / Fotografija iz arhiva Etnografskega centra v Saurisu.
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Uomini che tagliano la legna, Archivio Centro Etnografico di Sauris./ Moški med sekanjem drv, arhiv Etnografskega centra v Saurisu.
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Fotografia storica di un gruppo di bambini ad una festa degli alberi, Archivio Centro Etnografico di Sauris / Zgodovinska fotografija skupine otrok na prazniku dreves, arhiv Etnografskega centra v Saurisu.
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Cartolina storica della festa del “Perdon de Barbana”, Archivio familiare di Sergio Cucut / Zgodovinska razglednica s procesije „Perdon de Barbana“ (Barbansko odpuščanje), družinski arhiv Sergia Cucuta.
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Fotografia storica scattata a Repen (1968) Archivio del Museo Etnografico Sloveno / Zgodovinska fotografija, posneta v Repnu (1968), arhiv Slovenskega etnografskega muzeja.
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Casoni, Archivio familiare di Sergio Cucut / Ribiške koče (casoni), družinski arhiv Sergia Cucuta.
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Foto storica proveniente da Archivio Centro Etnografico di Sauris / Zgodovinska fotografija iz arhiva Etnografskega centra v Saurisu.
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Persone all’esterno di un casone (1973), Archivio familiare di Sergio Cucut / Ljudje pred ribiško kočo (cason, 1973), družinski arhiv Sergia Cucuta.
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Foto storica, scattata a Kal (1955) Archivio del Museo Etnografico Sloveno / Zgodovinska fotografija Kala (1955), arhiv Slovenskega etnografskega muzeja.
Documentare il cambiamento / Dokumentiranje sprememb
Materiali di approfondimento per comprendere i fenomeni osservati.
Poglobljena gradiva za lažje razumevanje opaženih pojavov
Il Carso
Il Carso, territorio di boschi e incendi
N. Tomasi, R. Valenti, Z. Petrovich
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Il Carso, un paesaggio vulnerabile agli incendi
Segnali dal Clima in FVG, 2023
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La laguna
Il mare. Il nostro mare: sempre più alto e sempre più caldo
Segnali dal Clima in FVG, 2026
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L’acqua sale, le piante soffrono: le barene lagunari e il cambiamento climatico
Segnali dal Clima in FVG, 2023
Apri ↗
03 La mostra / Razstava
La ricerca incontra il pubblico / Raziskava
se sreča z javnostjo.
30 ottobre 2026 | ore 18.00
V petek, 30. oktobra, ob 18.00,
Presentazione pubblica
JAVNA PREDSTAVITEV
Un processo di ricerca che nello spazio espositivo si traduce, in prima istanza, in tre bacheche dedicate ai mutamenti indagati. Documenti, interviste, immagini d’archivio e fotografie di nuova produzione compongono una mappa visiva e concettuale, restituendo il work in progress e gli strumenti con cui Zorzin ha costruito il progetto. Una traccia video prosegue questa esplorazione, invitando a riflettere sul rapporto tra persone e paesaggi e a confrontarsi con la propria esperienza dei luoghi.
Sulle pareti successive, invece, le fotografie segnano il punto di arrivo della ricerca, mostrando i fenomeni in atto e le loro conseguenze sull’ambiente, ma anche il modo in cui queste trasformazioni incidono sulle persone, sulle pratiche e sulle tradizioni di chi abita questi luoghi.
Raziskovalni proces se v razstavnem prostoru najprej odraža v treh vitrinah, posvečenih preučevanim preobrazbam. Dokumenti, intervjuji, arhivsko gradivo in nove fotografije tvorijo vizualni in konceptualni zemljevid, ki razkriva potek dela in orodja, s katerimi je avtorica zasnovala projekt. Videozapis nadaljuje to raziskovanje, vabi k razmisleku o odnosu med človekom in pokrajino ter k soočanju z lastno izkušnjo prostora. Na naslednjih stenah pa fotografije označujejo zaključek raziskave, saj prikazujejo tako neposredne pojave in njihove posledice na okolje kot tudi vpliv teh sprememb na ljudi, prakse in tradicije domačinov.
Projekt društva QuiAltrove APS, ki je nastal v sodelovanju z dokumentarno fotografinjo in vizualno raziskovalko Alice Zorzin
Alice Zorzin (1996) è una fotografa e ricercatrice visuale.
Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Storia dell’Arte, ha deciso di dedicarsi interamente alla fotografia. Nei suoi racconti visivi, Zorzin indaga il modo in cui le persone reagiscono e interagiscono con un contesto, sia come singoli individui sia come comunità. La sua ricerca si concentra su temi quali l’identità culturale, la memoria, il senso di appartenenza, il passato e le tradizioni, combinando ricerca etnografica, materiali d’archivio, testimonianze personali e narrazione visiva contemporanea. Il suo lavoro intreccia un profondo interesse per la montagna, gli ambienti rurali e i territori marginali, esplorati come spazi in cui le tracce del passato continuano a plasmare il presente e il paesaggio culturale conserva un forte legame con la presenza umana. Il suo lavoro è stato selezionato per il Felix Schoeller Photo Award, esposto in Italia, Croazia e Slovenia e pubblicato su riviste come PhotoVogue, Artribune ed Exibart. Negli ultimi anni ha preso parte a diverse residenze d’artista e ricevuto incarichi di ricerca artistica da istituzioni pubbliche e private, tra cui il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Fondazione LavoroPerlaPersona. Accanto alla pratica fotografica, svolge attività di docente e curatrice. Ha collaborato a diversi progetti espositivi, tra cui Paesi Perduti. Appunti per un viaggio nell’Italia dimenticata presso il MART di Rovereto e Cinquant’anni dopo. In Valle dei Mòcheni con Flavio Faganello a Palù del Fersina. Dal 2026 è docente del corso di Storia e tecnica della fotografia presso l’Università degli Studi di Trieste.
Alice Zorzin (1996) je fotografinja in vizualna raziskovalka.
Po zaključku magistrskega študija umetnostne zgodovine se je popolnoma posvetila fotografiji. V svojih
vizualnih pripovedih raziskuje, kako se ljudje – tako posamezniki kot skupnosti – odzivajo na določen
kontekst in kako delujejo znotraj njega.
Njeno delo se osredotoča na teme, kot so kulturna identiteta, spomin, občutek pripadnosti, preteklost in
tradicija, pri čemer združuje etnografske raziskave, arhivsko gradivo, osebna pričevanja in sodobno
vizualno pripovedovanje.
V njenem delu se prepleta globoko zanimanje za gore, podeželje in obrobna območja, ki jih raziskuje kot prostore, kjer sledi preteklosti še naprej sooblikujejo sedanjost, kulturna krajina pa ohranja močno
povezavo s človekovo prisotnostjo.
Njena dela so bila izbrana za nagrado Felix Schoeller Photo Award, razstavljena v Italiji, na Hrvaškem in v Sloveniji ter objavljena v revijah, kot so PhotoVogue, Artribune in Exibart.
V zadnjih letih je sodelovala na več umetniških rezidencah in prejemala naročila za umetniške raziskave od javnih in zasebnih institucij, med katerimi sta italijansko Ministrstvo za delo in socialne zadeve ter ustanova LavoroPerlaPersona.
Poleg fotografskega ustvarjanja deluje tudi kot predavateljica in kuratorka. Sodelovala je pri več
razstavnih projektih, med katerimi izstopata Paesi Perduti. Appunti per un viaggio nell'Italia dimenticata (Izgubljeni kraji. Zapiski za potovanje po pozabljeni Italiji) v muzeju MART v Roveretu ter Cinquant'anni dopo. In Valle dei Mòcheni con Flavio Faganello (Petdeset let pozneje. V dolini Valle dei Mòcheni s Flaviem Faganellom) v kraju Palù del Fersina.
Od leta 2026 je predavateljica za zgodovino in tehniko fotografije na Univerzi v Trstu.
Un progetto di Associazione QuiAltrove APS realizzato con la fotografa documentarista e ricercatrice visuale Alice Zorzin
Projekt društva QuiAltrove APS, ki je nastal v sodelovanju z dokumentarno fotografinjo in vizualno raziskovalko Alice Zorzin
